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Il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, si è dimesso e ha azzerato la giunta; a Barcellona tutto è pronto per Barcellona World; l'Asia pronta ad attaccare il mercato del gambling terrestre.

Ancora una volta è Venezia a prendersi le luci della ribalta, per quanto riguarda il mercato dei casinò in Italia. Solo che, come spesso le sta succedendo ultimamente, non è per qualcosa di positivo. Anzi. In settimana si è dimesso il sindaco Giorgio Orsoni, che ha azzerato la giunta comunale; in arrivo un commissario prefettizio. E intanto si blocca definitivamente il processo di privatizzazione.

Casinò di Venezia, ora è caos

Con una lunga lettera inviata al presidente e al segretario generale del Comune, Giorgio Orsoni si è dimesso dalla carica di sindaco di Venezia.Un atto a questo punto abbastanza scontato, anche perché il Partito Democratico ha fatto pressioni affinché Orsoni prendesse tale decisione. A questo punto Venezia dovrà attendere che il Governo mandi un commissario prefettizio che traghetti la situazione fino alle prossime elezioni.

Naturalmente la situazione non va certo a favore del Casinò di Venezia, che a questo punto vive un momento di caos più totale: del bando di gara per la concessione trentennale della sala da gioco, a questo punto, se ne parlerà forse quando arriverà il sopracitato commissario. Il tempo, intanto, continua a passare.

Tutto pronto per Barcellona World

Per una Venezia che piange, c'è una Barcellona che sorride. Il governo catalano, infatti, ha ultimato - lui sì - il bando di gara per l'assegnazione di sei licenze ad altrettanti operatori, nel contesto della creazione di Barcellona World, un resort in stile Las Vegas che dovrebbe costare più o meno intorno ai 4,5 miliardi di euro.

Gli operatori interessati a gestire uno dei sei casinò previsti dovranno fare richiesta entro il 25 luglio, garantendo un investimento di almeno 300 milioni di euro. Un'operazione costosa, certo, ma potenzialmente remunerativa: sembra che Barcellona World, una volta a pieno regime, possa attirare una decina di milioni di turisti in più ogni anno.

New York e New Jersey, sfida a colpi di casinò

New Jersey e New York sono due stati confinanti che si contendono, tra le altre cose, una fetta del mercato del gioco d'azzardo terrestre americano. Il New Jersey non sta vivendo un periodo roseo, con la Pennsylvania che gli ha soffiato il titolo di secondo mercato del gambling più ricco degli USA (dietro al Nevada), e fra poco dovrà fare i conti con la concorrenza di altri 4 casinò in quel di New York.

La Farleigh Dickinson University ha deciso dunque di effettuare un sondaggio per capire se i giocatori del New Jersey sarebbero disposti ad andare a New York a giocare, 'tradendo' il mercato del proprio stato. Oltre la metà degli intervistati ha risposto di no, ma il 12% non si farà scrupoli e farà sicuramente un salto a New York. La battaglia è appena cominciata.

Malesia e Giappone a tutto casinò

Neppure il tempo di registrare i timori del governatore di Tokyo, che non vorrebbe vedere casinò costruiti nella sua regione, che il Giappone ha cominciato a discutere sulla legge che aprirà alle sale da gioco. Quasi impossibile che si arrivi a un voto nella sessione estiva, è più probabile che il progetto verrà approvato in autunno.

Dal canto suo, anche la Malesia non sta a guardare e, secondo alcune fonti locali, sarebbe pronta ad aprire le porte al suo secondo casinò. E che casinò: stiamo parlando di una mega struttura che potrebbe costare quasi 1 miliardo di dollari e che sarebbe costruita e gestita dal Berjaya Group. Il nome? Berjaya Hills Resort.

Gli italiani odiano la tassa sulla fortuna

Ormai l'Italia è talmente vessata sotto il profilo fiscale, che per elencare tutte le tasse attualmente in vigore non basterebbe una settimana. La Doxa ha deciso però di capire quali siano le imposizioni meno tollerate dagli italiani, scoprendo che quella di gran lunga più odiata è la tassa sulla casa, mal digerita dal 56% degli intervistati. In classifica, all'11° posto, c'è anche la cosiddetta tassa sulla fortuna, quella sulle vincite al gioco superiori ai 500 euro: il 5% degli italiani non la può vedere.