Richard Marcus, il più grande baro del mondo ora lavora per i casinò

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richard marcusMolti hacker che in origine utilizzavano le loro abilità informatiche per sabotare sono stati reclutati dalle multinazionali, che osteggiavano con tanto accanimento, e sono pagati fior di quattrini per difenderle da attacchi di loro ex-simili. La sicurezza di un buon stipendio ha spinto molti pirati a cedere e mettersi dalla parte del padrone (che paga). Un percorso simile l'ha compiuto Richard Marcus, ex grande baro, che ora, raggiunta la mezza età, lavora come consulente e aiuta i casinò a difendersi dalla minaccia dei bari. Una storia esemplare la sua, forse il soggetto ideale per un film di Clint Eastwood: perdizione, redenzione, e... ora Richard Marcus è il cittadino americano perfetto. Oggi, colui che fu un abile baro, non utilizza i suoi trucchetti con le carte neppure per sorprendere i nipotini a Natale, ma si occupa di smascherare gli imbroglioni, viene strapagato dai casinò per dei seminari su come prevenire il fenomeno e scrive articoli su riviste e un interessante blog.

Mi è capitato recentemente di leggere sul “Macao Business magazine” un pezzo a proposito di questa interessante figura. Nell'articolo si trattava di metodi sempre più sofisticati per imbrogliare e di come i casinò possono agire per contrastarli. Passano gli anni, ma le tecniche d'imbroglio sono sempre le stesse: sfilare le fiches al proprio vicino di tavolo o al croupier, aggiungere chips o soldi ad un risultato vincente alla roulette, utilizzare fiches contraffatte o approfittare di chi gioca su più tavoli ritirando le vincite in un momento di loro assenza o distrazione. Si possono anche sovrapporre alle chips di altri le proprie così da coprirle e, in caso di vittoria, ottenere un premio più sostanzioso.

Ci sono anche modi per barare in combutta con il croupier: nel baccarat il dealer può fare finta di mischiare il mazzo e segnalare la posizione di una certa serie di carte ad un giocatore complice nel momento della pausa. Naturalmente gli imbrogli organizzati in società tra il giocatore e il croupier sono i più difficili da smascherare e i più remunerativi!

Quando si parla di truffe ai danni del casinò, la causa e (negli ultimi anni) la soluzione è dunque Richard Marcus. Si è ritirato dal mestiere di imbroglione circa sei anni fa e da allora la sua storia è diventata esemplare. La sua carriera comincia nei casinò di Las Vegas, ai tavoli di blackjack e baccarat dove lavora come croupier. Qua conosce un losco individuo di New York e viene arruolato in un team di bari. Utilizza a lungo la tecnica del finto mescolamento delle carte, in combutta con un cliente, che gli permette di guadagnare migliaia di dollari. Si presume che questo tricks sia costato ai casinò tantissimo per la semplicità della sua organizzazione. Ad oggi è l'imbroglio più gettonato nei casinò di Macao. Attualmente ci sono vere e proprie gang di bari nei casinò che coinvolgono croupier e addirittura supervisori. Queste gang sono ben più difficili da debellare dei truffatori che agiscono da soli.

Solitamente queste squadre dell'imbroglio sono formate da gente che al casinò ha perso migliaia di dollari e ora vuole rifarsi, in modo disonesto, delle sconfitte. In questi team si fanno molti soldi ed il rischio è relativamente ridotto; anche nel caso si venisse beccati le sanzioni non sono pesanti, di certo non come per una rapina in banca.

Secondo Richard Marcus un luogo in cui è facile arricchirsi imbrogliando è Las Vegas, il più difficile Londra. A Las Vegas i casinò sono grandi e ci si riesce a muovere con disinvoltura mimetizzandosi tra la gente e scegliendo il tavolo migliore per compiere la truffa. A Londra, secondo Marcus, gli impiegati dei casinò sono particolarmente abili ad intercettare ogni possibile tentativo d'imbroglio. La nuova Las Vegas dei bari è Macao. Ed è per questo che Marcus è stato convocato in terra cinese per condividere i suoi saperi sulla materia. In un'intervista ha affermato: “la maggior parte degli operatori con cui sto lavorando sono stati imbrogliati da me, ed ora mi pagano per sapere come avevo fatto”. Nel 2004, dopo aver accumulato abbastanza soldi decide di smettere con questa disonesta attività e raccontare la propria esperienza, da allora ha scritto cinque libri. Il più famoso, purtroppo mai tradotto in italiano, è “American Roulette”.

A parte “American Roulette” in cui racconta la sua carriera nel mondo dei bari da casinò,è molto interessante “Dirty Poker” in cui ci introduce nel mondo degli squali del poker e ci spiega come, attraverso tecniche non consentite dal regolamento, riducano al verde ignari e sprovveduti giocatori. Sono segnali vari e modalità con cui vengono buttate le chips sul tavolo che permettono ai bari del poker di comunicare tra loro, senza che nessun altro se ne accorga, e annientare i più deboli.

Gianluca Longhi