Gioco online, Spagna sulle orme dell'Italia

ArticlePhoto

In Europa la pratica del gioco d'azzardo è legale ma rigidamente controllata dallo Stato. Lo Stato appalta la gestione ad imprese private ed in cambio chiede il pagamento di una grossa tassa. Le tasse sul gioco permettono all'erario entrate considerevoli, tanto che lo Stato si sta organizzando per gestirlo al meglio, per regolamentarlo, per evitare che sfugga dal proprio controllo con legislazioni sul gambling permissive ma che consentono lauti guadagni. L'AAMS (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato) è l'organo del Ministero dell'Economia e delle Finanze che in Italia si occupa di regolare e di controllare il comparto del gioco pubblico.

In Spagna, le norme che regolano l’attività del gioco online si stanno avvicinando sempre di più a quelle del modello italiano.

Una volta tanto, l’Italia viene presa a modello positivo

Il gioco online ha una storia recentissima, frutto di 7 anni intensi di leggi, modifiche, miglioramenti, regolamentazioni. In principio furono le scommesse sportive, già ampiamente disponibili su internet. La prima vera grossa legislazione sul gambling è datata 2006, con il cosiddetto “decreto Bersani”, convertito nella Legge 248 del 2006 che dà un via libera virtuale agli skill games a distanza con premi in denaro. Per distanza si intende online e per abilità si intende che il risultato è frutto prevalentemente delle capacità del giocatore, ma in cui sono presenti anche caratteri di casualità.

Tra gli skill games, quello che più si collega ai soldi è il poker, anche se questi non è citato esplicitamente nella nuova legislazione sul gambling. Con questa storica, seppur recente deliberazione, l'AAMS autorizza i concessionari ad esercitare il gioco del Texas Holdem e delle sue numerose varianti. E' l'articolo 38 stesso a parlare dei concessionari cioè società in grado di fornire adeguate garanzie di correttezza e di sostenibilità economica. Lo Stato, tramite l'AAMS, esercita un continuo monitoraggio su queste società incaricate di offrire il gioco del poker con soldi veri. I tre punti su cui i titolari delle concessioni devono assolutamente garantire sono:
• La sicurezza del gioco.
• La restituzione delle vincite in una percentuale minima, fissata per legge.
• La trasparenza e la riservatezza delle informazioni trattate.


La norma è ancora piuttosto vaga; l'importante complemento al primo decreto Bersani arriva il 17 settembre 2007 con la specificazione dei giochi che i sopraddetti concessionari possono offrire agli utenti e delle modalità di gioco. Sono ammesse due modalità: “solitario” e “a torneo”, quest'ultimo deve essere “freeze out”, cioè del tipo in cui quando un giocatore esaurisce le fiches è automaticamente eliminato. Il buy in è predeterminato. All'inizio del torneo tutti i giocatori partono alla pari, hanno lo stesso numero di fiches a disposizione. Da qua il nome di poker sportivo.

Il cash game, che al momento in Italia è ancora illegale, è un'altra cosa: il giocatore, convertendo nuovamente soldi in fiches, avrebbe la possibilità di restare in gioco. In questo modo, chiaramente, chi ha più soldi a disposizione è avvantaggiato. Tale forma di poker, al momento, è legale solamente in alcuni casinò terrestri ma disponibile nelle versioni for fun del web. In questo caso ci si può sedere ad un tavolo quando si vtavolo poker onlineuole, giocare e andarsene quando si ritiene di aver vinto o perso a sufficienza.

I freeze out, i tornei online legali nel nostro paese, devono avere un buy in compreso tra 0.50 centesimi e 100 euro (i buy-in sono facilmente visualizzabili nella lobby di ciascuna poker room) ed il rake, cioè quanto si intasca la casa, deve essere al massimo del 20 % tasse incluse. Questo è un buon modo per valutare la qualità di una poker room: più è basso il rake più sono i soldi ridistribuiti ai giocatori sotto forma di montepremi. I monopoli ricevono dal concessionario il 3% della raccolta, il resto se lo tiene la casa da gioco.

È proibito giocare in siti privi della concessione da parte dello Stato, che sono tutti i cosiddetti .com, oppure quelli non iscritti nell'elenco redatto dall'AAMS. Qualche anno fa ci fu quella che scherzosamente potremmo chiamare notte dei lunghi coltelli in cui vennero oscurati i siti non autorizzati dall'AAMS. Anche se si è presto trovato il modo per accedere egualmente a questi siti, ricordiamo che giocare in un casinò o in una poker room, privi dell'autorizzazione dell'AAMS è illegale. La prima poker room ad avere aperto i battenti in Italia è stata quella di Gioco Digitale nei primi giorni di settembre del 2008, da allora si sono moltiplicate ed ora ne esistono decine. Le novità per il futuro? Probabilmente il 2010 sarà l'anno del gioco cash in Italia, per alcuni ritenuto più adrenalinico. Poi aumenterà il tetto massimo del buy in nei tornei online.

Una cosa è certa: in Italia col poker online siamo messi bene; le leggi sul gambling riguardo ai giochi di abilità sono guardate con interesse anche nel resto del mondo. Il vero problema sta nel poker live, che da mesi si trova in uno stato di congelamento in attesa di nuove norme.

Capita nel gioco online, che comprende casino online, lotterie istantanee, scommesse e poker online, dove l’opera dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato viene elogiata non solo in patria, ma anche in molti Paesi della Comunità Europea.

Come ad esempio in Spagna, dove più o meno indirettamente hanno deciso di copiare palesemente la normativa del nostro Stato.

Dal 27 maggio, infatti, è entrata in vigore la cosiddetta “Ley del Juego” (Legge sul Gioco), che impone a tutti gli operatori di gioco online di utilizzare il dominio .es (l’equivalente del nostro .it), in modo che per le autorità spagnole sia più facile supervisionare e controllare le attività dei vari casino online, siti di scommesse e quant’altro.

Niente più domini .com, .net o .org, quindi, anche se il governo spagnolo ha assicurato che il cambiamento non sarà drastico per gli operatori del gioco online.

Forse non lo sarà a livello tecnico, ma sicuramente lo sarà a livello economico. Secondo gli esperti, infatti, il passaggio al .es costringerà i casino online, i siti di scommesse e le poker room ad abbassare i premi di un buon 40%.

Tale riduzione è imputabile anche alla decisione spagnola di tassare, per la prima volta nella storia, le imprese straniere che offrono servizi di gambling online, ovviamente casino online compresi. Più tasse da pagare significa meno disponibilità economica da parte degli operatori, e meno disponibilità economica significa gioco-forza premi più bassi e promozioni meno allettanti.

Queste nuove regolamentazioni, che in Italia grazie all’AAMS sono all’ordine del giorno sin dall’inizio dell’era dei casino online legali, e in particolare l’obbligo di registrare il dominio .es, nascono anche dalla richiesta delle aziende spagnole, stanche di dover combattere ad armi impari contro operatori esteri che finora avevano goduto di un regime particolarmente favorevole.